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Tipi di porte | I modelli più diffusi e i tipi di apertura

 

La struttura e i componenti di una porta sono sempre gli stessi, ma con importanti differenze, a seconda dei tipi di porte

Case History: Effebiquattro

Prima di cominciare il discorso sui tipi di porte è opportuno dire un paio di cose che magari sembreranno ovvie, ma che è utile tenere a mente in questo tipo di lavoro che è pur sem­pre, sia come fatica sia come spesa, di livello non proprio elementare. Una porta dovrebbe aprirsi sempre verso l’interno del locale cui serve e verso la parete più vicina ai cardini, che dovrebbero rimanere ad almeno 80 mm da tale parete.

Guarda il video di presentazione delle porte Effebiquattro

Senso di apertura
Il senso di apertura di una porta (da tenere pre­sente quando si acquistano cardini e serrature) si definisce “destro” quan­do spingendo l’anta i cardini sono a destra, “sinistro” nell’altro caso. Tranne che nei tipi di porte “va e vieni” tipo saloon, il telaio deve presentare una battuta contro cui poggiano le ante a porta chiusa; la profondità della battuta, se la porta è fatta a regola d’arte, può limitarsi a 5-6 mm; chi non ha squadratrici profes­sionali, che gli garantiscano l’assolu­ta regolarità dell’anta, si trova meglio con una battuta di 10-12 mm.

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In Italia tipi di porte “destre” quando, aprendola, i cardini rimangono sulla destra, tipi di porte “ sinistre” nel caso opposto; la distinzione serve sia per ordinare una porta nuova, sia, se la si costruisce ex novo, per acquistare i cardini tipo paumelle e la serratura.

Come è fatta una porta

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Gli elementi di una porta ad anta sono:

  • il falso telaio, generalmente messo in opera durante la muratura e costituito da tre assi grezze,
  • il telaio formato da tre tavole ben rifinite e dotate di battuta d’arresto,
  • i coprifilo che nascondono la fessura tra telaio e falso telaio e l’anta con la sua ferramenta. Larghezza ed altezza della porta si misurano all’interno del falso telaio.

La battuta
Nei tipi di porte a due ante, la battuta deve essere presente anche nei due bordi che si uniscono al centro del­l’apertura: la battuta dell’anta con la maniglia deve poggiare contro quel­la dell’altra anta (spesso in questi casi la battuta si ottiene con due listelli fissati alle ante). La geometria e la regola d’arte vor­rebbero che dalla parte della serratu­ra i bordi di porta e telaio fossero leggermente bisellati così da garanti­re il miglior contatto ad anta chiusa e di facilitare il movimento di aper­tura dell’anta col minimo gioco, ma non lo fanno più nemmeno le indu­strie. Una porta deve essere perfettamente piana (per potersi adattare al telaio su tutti i lati), esattamente squadrata, robusta, isolante e quanto più legge­ra possibile per non sollecitare in modo eccessivo le ferramenta cui è affidato il sistema di apertura ed il telaio che le regge. I tipi di porte che un far da sé può realiz­zare senza problemi sono quel­le ad anta, quelle scorrevoli e quelle a paravento.

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Tutti i tipi di porte ad anta, tranne quelle “va e vieni”, chiudono contro una battuta praticata nei montanti e nella traversa superiore del telaio; quando le ante sono due, quella con la maniglia poggia su una battuta praticata nell’altra anta; questo riscontro si ottiene con due listelli lungo i bordi verticali.

Il verso
La regola d’arte vuole che le porte si aprano verso l’interno dei locali serviti; se la porta è in angolo il senso d’apertura deve dirigere l’anta verso il muro più vicino. La distanza tra i cardini e la parete non dovrebbe essere mai meno di 80 mm perché in caso contrario la sporgenza della maniglia potrebbe far restare lo spigolo dell’anta sotto il telaio impedendone lo smontaggio.

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Le porte ad anta
Sono appese ai cardini su un lato verticale e non devono toccare terra; fino a 800 mm di luce si fanno con una sola anta. Oltrepassando questa misura è meglio farle con due.

La traversa
Nelle porte ad anta il montante di spalla dev’essere largo circa un dodicesimo dell’intera larghezza, mentre quello di mano dev’essere di larghezza tale da consentire l’incas­so della serratura scelta; le traverse centrali possono essere larghe solo 30 o 40 mm, ma le altre due devono essere di almeno 60 mm. Nelle porte scorrevoli l’elemento più sollecitato è la traversa superiore che regge tutto il peso, le altre traverse ed i montanti possono essere di soli 30 mm (salvo che si voglia dotare la porta di serratura, caso in cui il relativo mon­tante deve essere di larghezza almeno pari a quella della serratura).

porta piana

Porta Piana: La classica porta piana è la più facile da realizzare da un bricoleur anche con attrezzatura ridotta.

porta a fodrina

Porta a fodrina: Una porta intelaiata con pannello a fodrina: la traversa inferiore è sempre piuttosto larga.

porta inglesina

Porta Inglesina: Oggi si fanno con un vetro unico chiuso fra due griglie ornamentali.

porta a vetro unico

Porta a vetro unico: per una porta a vetro unico il telaio dev’essere molto robusto e antisfondamento.

porta semivetrata

Porta semivetrata: Non è che una variante della porta con pannello a fodrina.

porta anta singola

Anta singola: la porta più comune è quella ad una sola anta, usata fino ad 800 mm di larghezza; qui, coi cardini a destra, l’apertura è destra.

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Porta a due ante: quando la “luce”, cioè la larghezza dell’apertura, supera gli 800 mm l’anta unica sarebbe troppo ingombrante e si preferisce dividerla in due.

porta saloon

Porta “va e vieni” tipo saloon, si usa, ad una o due ante, dove c’è frequente passaggio di persone con le mani impegnate che possono aprirla a spinta.

Le porte scorrevoli
Sono appese ad una rotaia, possono essere a vista o a scomparsa, non toccano terra oppure hanno una guida a pavimento; la lar­ghezza dell’anta dipende dallo spa­zio disponibile ai lati dell’apertura (dentro o fuori dalla parete)

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Porta scorrevole esterna: La porta scorrevole non ingombra quando viene aperta o chiusa ed è appesa ad una rotaia, opportunamente nascosta da un cassoncino.

tipi di porte 13Porta scorrevole interna: Il pur minimo ingombro della porta scorrevole può azzerarsi (in sede di muratura) inserendo la rotaia nello spessore del muro divisorio.

Le porte a paravento
Hanno un’an­ta appesa a cardini fissati al telaio e le altre incardinate alla prima e guidate, sempre in alto e talora anche in basso, da una rotaia e non hanno particolari limitazioni di larghezza. Il diverso tipo di aggancio crea sol­lecitazioni diverse al corpo dell’anta e determina diverse soluzioni costruttive.

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Porta a paravento: la porta a paravento può essere costituita da un gran numero di elementi ed è perciò la più adatta a chiudere aperture molto larghe.

Il montante di spalla
Nelle porte a paravento, costituite da elementi lunghi e stretti, diamo una maggior larghezza al montante di spalla della prima anta, incardinata al telaio, ed alle traverse superiori delle altre che vi si piegano contro e che reggono i perni di guida. Oltre che per il tipo di apertura le porte si distinguono per aspetto e per tecnica costruttiva in piane ed inte­laiate. Le prime sono quelle in cui la super­ficie della porta si presenta come un piano uniforme e continuo, al più arricchito ed otticamente alleggerito da profilature o modanature applica­te, sul quale spicca solo la maniglia. Le altre, invece, si presentano con un telaio di nervature verticali ed orizzontali fra cui si inseriscono specchi di vario tipo: a fodrina, a vetro, piani, a stecche (tipo persiana) e mille altre soluzioni.

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Porta a soffietto vetrato e cieco: Molto simile alla porta che abbiamo chiamato a paravento, la porta a soffietto è solitamente realizzata in resina sintetica (PVC) e composta di stretti pannellini (sui 120 mm), rigidi e collegati tra loro da cerniere. Può essere a chiusura laterale, bilaterale o centrale; i pannellini possono essere aperti da piccoli vetri in materiale plastico o essere ciechi.

Serramenti prefiniti
La fabbricazione dei serramenti è oggi una branca altamente specializzata dell’industria del legno ed offre, a chi voglia rinnovare le vec­chie porte e finestre (o, aperto un nuovo buco in un muro esterno o in un divisorio, voglia montarvi una finestra o una porta) e non abbia né la possibilità né il tempo di farsele con le proprie mani, una vastissima gamma di prodotti di ottima qualità, finiti o (nei più grandi magazzini di semila­vorati) da finire.

Misure standardizzate
I prodotti finiti, porte o finestre che siano, vengono venduti di solito completi di telaio, ante, coprifilo, cerniere e serratura ma senza vetri e maniglie, da monta­re a cura ed a scelta dell’acquirente. Le misure sono ovviamente standar­dizzate in base a quelle usate in edi­lizia, da cui dipendono anche le misure dei falsi telai, per cui tutte le porte sono alte (telaio compreso) 214 cm e larghe 680, 780, 880 mm, quando sono ad una sola anta, 1320 e 1520 se a due ante. Molto più vari, naturalmente, gli standard per le finestre: ne esistono centinaia di modelli, dal finestrino tipo cantina di 450×400 mm, alla porta finestra a quattro ante di 2250×2400 mm, squadrate, ad arco, con sopraluce, ad anta (da 1 a 4), scorrevoli, a vasistas, a ribalta, ad oblò ecc. La lavorazione automatizzata dei serramenti richiede che il materiale sia sì legno, ma privo di quei difetti che solo l’esperta mano dell’artigia­no è in grado di compensare in fase di realizzazione, per cui porte e fine­stre industriali sono costruite con legni perfettamente stagionati, molto spesso di origine esotica come il Noce tanganika, l’Iroko, il Meranti, il Douglas, l’Hemlock, con lavora­zione lamellare che elimina imbarca­ture e svergolature.

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Finitura ad alluminio rivestito: l’esterno è quello di un pesante portoncino in legno in stile classico che ben completa l’ingresso in una sontuosa casa di campagna. L’interno è invece all’insegna dell’innovazione tecnologica: alluminio, leggero come materiale, ma opportunamente rinforzato per renderlo resistentissimo, rivestito di legno e smaltato.

porta a listoni orizzontali

Finitura a poliestere
L’industria fa pure largo ricorso all’MDF e alla masonite temperata, usati soprattutto nelle specchiature, nelle profilature dei bordi e nel rivestimento delle porte piane. Sempre legata all’esigenza di elevata produttività è la finitura che nella maggior parte dei casi è a poliestere, trasparente sulle essenze più nobili (noce, rovere, castagno o legni esoti­ci), colorato in una vastissima gamma di tinte su tutte le porte piane e comunque dove si è fatto ricorso ai materiali ricomposti. Dalla natura dei materiali, dalle misure del serramento, dalla più o meno elaborata lavorazione dipendo­no ovviamente anche i prezzi dei vari modelli.

Link utili a produttori di porte:

Tipi di porte | I modelli più diffusi e i tipi di apertura ultima modifica: 2017-03-31T16:50:16+00:00 da Redazione Bricoportale

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