Dalla redazione

Consumatore sarà lei…

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Chi ama il fai da te è sicuramente più immune dal consumismo becero

Considero la parola consumatore un vero insulto, una parola che ci identifica esclusivamente come soggetti in grado di consumare beni economici. In sostanza dei tubi digerenti da riempire, degli ingranaggi che devono girare per far andare la macchina economica, la produzione.

E sempre, quando nel corso di dibattiti, la sento pronunciare da politici di destra o di sinistra, da giornalisti, da professori, da sindacalisti, mi domando perché anche la loro sensibilità non sia offesa e non si rifiutino di utilizzarla.

Sono quindi rimasta piacevolmente sorpresa leggendo le parole di Luca Zaia, ministro delle politiche agricole: “Faccio una battaglia no-global, contro le multinazionali, perché non possiamo allevare consumatori invece di cittadini. La nostra società sta dando un esempio deleterio non solo ai giovani, ma anche agli immigrati. Dobbiamo tornare a conoscere l’educazione civica, a rispettare le regole, a puntare sulla formazione, ai valori della terra….”.

Penso che sia proprio arrivato il momento di metterci in discussione e rifiutare a voce alta l’idea che solo il consumismo possa essere la panacea dei nostri giorni: una droga che riempie il vuoto di valori. Non possiamo accettare di essere masse omogeneizzate, senza idee, senza aspirazioni, ma con la mano sempre sul portafoglio, pronte a subire passivamente la creazione di nuovi falsi bisogni che ci vengono dal mercato.

Chi ama il fai da te è sicuramente più immune dal consumismo becero, perché tra il desiderare un bene ed acquistarlo c’é una mediazione culturale, un’analisi, propria della forma mentis del bricoleur. C’è la voglia e la capacità di recuperare e dare nuova vita agli oggetti con la manualità e la creatività di cui erano capaci le generazioni che ci hanno preceduto.

E, se anche questa crisi economica potrà significare meno benessere materiale, speriamo che ci aiuti a riscoprire gratificazioni più profonde: la voglia di apprendere e di fare, il sentirsi realizzati e bravi per un lavoro svolto quotidianamente con serietà e piacere e mille altre cose che di sicuro non ci identificano come consumatori, ma come individui vivaci e pensanti.

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