Dalla redazione

Estasiati dall’eleganza della Ca’ Granda e colpiti da “HELP” E “MULTIPLY”

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Tratto da “Far da sé n.494 – Maggio 2019″

Autore: Nicla de Carolis

In concomitanza con l’appena concluso Salone del Mobile, una delle fiere italiane più importanti che attira centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo, la città di Milano si anima di un fuorisalone ricchissimo di progetti, non tutti dedicati al mobile, che danno la possibilità a chi arriva nella metropoli in questo periodo di vedere edifici storici bellissimi che per l’occasione ospitano installazioni e opere di vario genere. Da segnalare quanto esposto nella cornice impareggiabile dell’Università statale che ha la sede centrale alla Ca’ Granda, complesso rinascimentale nato come grande ospedale per tutta la città. L’imponente struttura, nel centro di Milano, lascia senza fiato per l’eleganza architettonica e decorativa con la sua pianta rettangolare e gli edifici su due piani in mattoni che con i loro sontuosi portici si affacciano sugli otto cortili con deliziosi archi. Due, in particolare, le opere che maggiormente hanno fatto riflettere: nel cortilone d’onore della Ca’ Granda domina l’installazione realizzata da Maria Cristina Finucci (l’artista che ha fondato il Garbage Patch State, di cui avevamo già parlato, lo stato nazione composto da isole di rifiuti in plastica disseminate negli oceani,  nato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dell’inquinamento della plastica che finisce nei mari), una grande scritta “HELP” composta da milioni di tappi di plastica ingabbiati in reti di metallo che si illumina di rosso la sera e simboleggia il grido della Terra inquinata. Poi, sullo sfondo del cortilone, c’è “MULTIPLY”, una curiosa installazione di legno che si pone l’obiettivo di destare l’attenzione su due delle più grandi sfide delle città del futuro: il bisogno di alloggi e l’urgenza di combattere il cambiamento climatico. La struttura tridimensionale composta da 16 moduli di tulipier (albero proveniente dalla zona centro orientale degli Stati Uniti) lamellare a strati incrociati, con incredibili giunti a incastro simili a denti di un pettine, realizzati ovviamente con macchine a controllo numerico, che rendono le tavole accoppiate di una resistenza incredibile. Migliaia di persone hanno salito le scale che univano i moduli per arrivare fino in cima. Inoltre i progettisti di MULTIPLY evidenziano che i 40 metri cubi di tulipier americano utilizzati per la sua costruzione immagazzinano l’equivalente di 28 tonnellate di anidride carbonica. Gli edifici realizzati su questo modello, quindi, diventerebbero “contenitori per lo stoccaggio di carbonio”, invertendo così quanto si verifica con costruzioni in calcestruzzo, cemento, acciaio e mattoni che invece ne rilasciano in grandi quantità. “Siamo a un punto di svolta sia in termini di abitazioni che di emissioni di CO2 e riteniamo che l’edilizia con un materiale versatile e sostenibile come il tulipier americano sia un passo importante per affrontare questi problemi”, afferma Andrew Waugh, progettista di MULTIPLY. Senza dubbio, in particolare per chi è far da sé e considera il legno materiale principe per le sue qualità di lavorabilita, bellezza, reperibilità, varietà e chi più ne ha più ne metta, il messaggio che aggiunge al legno altre valenze, addirittura vitali per il futuro dell’umanità, non può lasciare indifferenti: è innegabile che dove è indispensabile costruire nuovi edifici bisogna pensare a strutture in legno. D’altro canto, dal confronto tra la maestosa eleganza della Ca’ Granda e il MULTIPLY, nasce spontanea una domanda un po’ amara: tutto ciò è progresso?

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