Dalla redazione

Sognare un giardino formale alla francese e amare il nostro “scapigliato” di oggi

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Tratto da “In Giardino n.65 – Marzo-Aprile 2019″

Autore: Nicla de Carolis

“La Loire traverse, dans son cours, une vallée, qui pour sa fertilité est appelée le jardin de France” questo il mio ricordo dell’introduzione che il professore di francese, con pronuncia e intonazione perfette, ci fece alle medie per parlare della Loira e di tutte le meraviglie che si trovano sul suo corso: un giardino così grande che si sviluppa addirittura lungo tutto un fiume. La cosa mi colpì e imparai che, a differenza dal resto della Francia, la valle della Loira è caratterizzata da un clima temperato, estati secche con temperature miti e ventilate e autunni mai troppo freddi, che consente la coltivazione di una grande varietà di fiori e piante. Per lo stesso motivo, probabilmente, i sovrani di Francia, seguiti dalla nobiltà di corte, scelsero la valle per le loro dimore estive e vi costruirono, tra il X e il XVII secolo, ben 300 castelli. Ci mettono in soggezione la bellezza e l’austerità dei giardini di questa zona (vedi articolo a pag. 6, Chateau du Rivau) progettati intorno ai castelli secondo le regole del giardino formale alla francese, per distinguerlo da quello inglese, di tipo paesaggistico e che deriva dal giardino rinascimentale di matrice italiana. I più belli sono stati realizzati nel ‘500 e riflettono il razionalismo umanistico dell’epoca che afferma il dominio dell’uomo sul mondo dei sensi. L’uomo del Rinascimento vede la natura come qualcosa da piegare al proprio volere e da usare alla stregua di un qualsiasi altro materiale utilizzato per costruire. Così il giardino si deve adeguare alle regole che disciplinano l’architettura: simmetria, prospettiva. A farla da padrone in questi giardini è l’arte topiaria in base alla quale le siepi devono essere potate in forme geometriche, di animali, di oggetti e anche di persone. Altro esempio dei giardini di questo periodo è il labirinto, semplice ma sempre d’effetto, dove tutte le vie hanno un’uscita. I fiori sono confinati in un luogo separato dal resto, il giardino segreto. E poi vigne, giardini acquatici e l’orto-giardino d’ispirazione medievale, dove i colori degli ortaggi, il blu del porro, il rosso della barbabietola, il verde giada delle foglie di carote, si alternano ai fiori in un’enorme scacchiera variopinta e profumata. Certo ben pochi di noi potrebbero aspirare ad avere un giardino alla francese o anche all’italiana, così formali, realizzabili su progettazioni di professionisti, in spazi enormi e bisognosi di cure assidue per mantenere la loro “forma”, appunto. Spesso i nostri giardini nascono senza un “disegno”, semplicemente iniziando a trapiantare una rosa vicino a casa perché quando fiorirà ne potremo godere il profumo e la bellezza oppure mettendo a dimora una siepe che nasconda qualcosa di antiestetico o una pianta da frutto che tanto ci piace. Insomma, qualcosa di molto lontano da qualsiasi formalismo, qualcosa che comunque ci impegna, un giardino spesso disordinato ma che amiamo.

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