Dalla redazione

Infinite, inconsapevoli qualità dell’orto

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In Giardino n.47
 

Editoriale tratto da “Fai da te in Giardino n.47 Aprile-Maggio 2014”

Autore: Nicla de Carolis (Direttore Editoriale)

Fino a 60 anni or sono gran parte dei cittadini italiani avevano un orto, anche chi abitava in città aveva un pezzetto di terra da coltivare, assegnato dal Comune, in quartieri che spesso si chiamavano proprio ORTI. Gli Italiani, dalla metà del secolo scorso gradualmente “affrancati” dalla faticosa vita contadina e convertiti a quella urbana-industriale, al posto in fabbrica o dietro una scrivania, sembra che oggi sentano, in maniera prepotente, il bisogno di un riavvicinamento alla terra producendo frutta e verdura in proprio, “sporcandosi le mani”. Un ripensamento forse dettato dalla crisi, dall’aver preso coscienza di quanto possa diventare pesante vivere sempre al chiuso, facendo vita sedentaria, respirando aria inquinata, dalla scoperta o dalla riscoperta di quanto una piccola fatica fisica possa essere piacevole e premiata dal miracolo dei frutti della terra. Atteggiamento diverso nei confronti di attività manuali fa registrare una crescita significativa della popolazione che coltiva appezzamenti di terreno in aree urbane di proprietà del Comune per produrre ortaggi.

Oggi nel mondo occidentale la pratica dell’orto è un fenomeno che si sta diffondendo a maccha d’olio e viene sostenuta con enfasi da urbanisti, psicologi, dietologi etc… Così si parla di orti sociali come una delle vie per “riappropriarsi dei non-luoghi spersonalizzati delle città”, per riqualificare aree dismesse impedendo consumo di suolo e preservare aree verdi interstiziali tra quelle edificate, per lo più incolte e destinate all’abbandono e al degrado. Si parla di orti per “rivitalizzare socialmente le metropoli”, rendendoli luoghi condivisi di socializzazione basata sulla convivialità, sul mangiare insieme, dialogare, riposare, giocare a bocce. Orti per evitare l’isolamento e l’incapacità di comunicare propria dei nostri giorni, per stimolare i sensi grazie al contatto con il ciclo di crescita naturale e la creatività del giardinaggio. E ancora orti come partenza e messaggio per impare a mangiare in maniera corretta, inserendo nell’alimentazione un’abbondante varietà di ortaggi freschi e sani, seguendo l’esempio di Michelle Obama che ne ha realizzato uno biologico dentro i giardini della Casa Bianca.
Concludendo, gli orti sarebbero un elemento essenziale per la salute psico-fisica e per migliorare la qualità della vita.

Riflessioni e conclusioni, queste, fatte da fior fior di studiosi in vari settori, che sono assolutamente condivisibili: il tutto per sostenere la valenza e la bontà di un’antica realtà sociale, l’orto, che una volta era considerata una cosa di buon senso, fonte di sussistenza per le famiglie e solo inconsapevolmente era una delle cose che contribuiva a mantenere l’equilibrio tra uomo e natura.

Orti di guerra

Orti in auge in tempi di crisi: nella foto l’incredibile campo di grano nei giardini del Foro Romano a Roma durante la 2° guerra mondiale quando, per sopperire alla scarsistà di cibo, ogni lembo di terra in città veniva utilizzato come orto di guerra.

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