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Fatto a Mano: il nostro giacimento culturale da riscoprire

Tratto da “Far da sé n.475 – Agosto 2017″

Autore: Nicla de Carolis

La nostra risorsa di Italiani, il nostro potenziale unico, è il saper fare a mano secondo regole frutto della sedimentazione di secoli di ricerca del bello, di raffinatezza, di comodità e lusso. I prodotti fatti a mano made in Italy sono desiderati e copiati da tutto il mondo. Qual è il settore in cui non eccelliamo se si parla di cibo, di abbigliamento, di arredamento, di gioielleria, di strumenti musicali e di tante altre incredibili produzioni artigianali? Sostenendo sulle pagine di questa rivista la bontà del fatto a mano sfondiamo una porta aperta, ma non smettiamo di rimanere affascinati da queste abilità; ci ipnotizza seguire le fasi di realizzazione di un cappello di feltro con i suoi 50 passaggi o come si soffia un vetro ingabbiato con tecniche artigianali, sempre uguali da secoli.

A partire da questo numero, che, come noterete, è rinnovato nella grafica, dedicheremo uno spazio a queste attività artigianali del nostro Paese che si tramandano e che, a volte, morti gli ultimi maestri, depositari delle tecniche, rischiano di andare perdute. Partiamo da pagina 6 con un articolo sulle costruzioni a secco in pietra, la cui impeccabile, raffinata semplicità, le incredibili soluzioni formali fanno sì che questi manufatti si integrino perfettamente nel paesaggio. Inoltre, il tutto avviene seguendo i canoni della bioedilizia e della sostenibilità da molti secoli prima che se ne cominciasse a parlare, infatti queste costruzioni venivano e vengono realizzate con le pietre ammucchiate nei campi dopo il dissodamento della terra, quindi con materiali a km zero.

Certo, il nostro articolo non sarà sufficiente a formare un artigiano in grado di costruire una casa con la tecnica dei muri a secco, ma aprirà un nuovo orizzonte con indicazioni di base che porterà a studiare con occhio indagatore i bei muretti che delimitano le proprietà nelle nostre campagne.

E poi, magari, verrà voglia di provare a tirarne su uno o a ripararlo perché è evidente quanto sia più bello un muretto di pietre rispetto a uno fatto con elementi prefabbricati. Come dicono da Hermès, “il lusso è ciò che è fatto per durare e che si può riparare” (alle parole corrispondono i fatti, se hai una borsa Hermès, Gucci, Louis Viutton ecc. rotta il loro laboratorio te la ripara e potrai usarla ancora per tanti anni, quella prodotta dai Cinesi la butti).

Insomma, dopo questa ubriacatura di “cenci malcuciti” (con questi termini significando i prodotti cinesi a basso prezzo) la cui produzione guarda solo ai numeri, è arrivato il momento di prendere seriamente coscienza e rivalutare tutta la nostra produzione di alta qualità, retaggio del nostro patrimonio culturale, della perizia e dell’esperienza che dobbiamo difendere, potenziare e tramandare ai più giovani che, dal canto loro, aggiungeranno a questa abilità manuale quel tot di innovazione indispensabile oggi.

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