Relazioni non finanziarie: più facili per chi fa a mano

 

Editoriale tratto da Far da sé n.450 di Maggio 2015

Autore: Nicla de Carolis

Su direttiva dell’Unione Europea, d’ora in avanti, le grandi società devono unire al bilancio e alla relativa relazione finanziaria anche una relazione non finanziaria. L’obiettivo è migliorare la trasparenza delle grandi imprese sui temi di ambiente, politiche sociali e legate ai dipendenti, diritti umani e anti-corruzione. Questi dati dovrebbero avere rilevanza sempre maggiore per gli analisti finanziari. La sensazione però è che conciliare produttività e azioni di filantropia e sostenibilità ambientale sia, per molti imprenditori e manager, qualcosa di poco sentito, qualcosa di messo insieme frettolosamente e con fatica per essere formalmente a posto. Al contrario poi ci sono imprenditori come Brunello Cuccinelli, re della manifattura di capi artigianali in cachemire, che ha restaurato con rispettoso amore Solomeo, un borgo abbandonato, oggi splendida sede della sua azienda (dei cui utili rende partecipi i dipendenti) in cui ha creato anche una scuola di arti e mestieri, per formare i giovani, e un teatro. Imprenditori come Diego della Valle, l’inventore delle scarpe con i “gommini” e proprietario di altri marchi dell’abbigliamento di lusso, tutto rigorosamente fatto in maniera artigianale, che riserva ai suoi dipendenti trattamenti speciali, bonus in denaro, copertura dell’acquisto dei libri scolastici dei figli e di cure mediche specialistiche anche per i familiari, luogo di lavoro in begli stabilimenti, palestra e asilo per i figli. E che lungo i corridoi della sua sede espone con orgoglio gigantografie di mani al lavoro nelle varie fasi della produzioni delle scarpe perché dice “… dà valore al gesto, a quel che sembra routine e invece è genio artigianale, know how che si tramanda da generazioni”. Della Valle, in più, ha destinato 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo. Ad oggi si possono già vedere le arcate dei prospetti Nord e Sud dove il colore originario è stato riportato in vita, pietra dopo pietra, con una delicata nebulizzazione di acqua e tanto lavoro di mani esperte che hanno spazzolato, levigato, rifinito, tanto da far riemergere, scoperta eccezionale, i numeri rossi che contrassegnavano gli ingressi per i ben 50.000 spettatori di allora (bello il filmato che mostra le varie fasi, link qui a lato). “Bisogna che ognuno adotti un pezzo di territorio… tutti quelli che hanno avuto fortuna e bravura, e hanno un po’ più degli altri…”, così dice il re dei mocassini. Questi due imprenditori, ma potrei citarne altri, non sono finanzieri, non sono gente abituata a far denaro con il denaro, sono persone molto attaccate alla concretezza, alle loro radici e il fatto a mano, secondo la migliore tradizione del Made in Italy, è la loro bandiera. Imprenditori del nostro amato fare che, senza bisogno delle indicazioni da parte dell’Unione Europea, con naturalezza e con sentimento, non per avere qualcosa da scrivere sulla relazione non finanziaria da allegare al bilancio, realizzano cose sostenibili e per il bene della collettività.

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