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Meglio far da sé

Fare per il piacere di creare, piuttosto che acquistare o dipendere dagli altri

Quando nel nostro vocabolario viene a mancare la parola che possa definire con esattezza qualche cosa, prima o poi si conia un neologismo, le cui fortune sono più legate alla necessità di definire una nuova abitudine che alla proprietà della parola o dell’insieme di parole adottato per la circostanza.

La nuova abitudine, o meglio, il principio che sta esplodendo in Italia è il così detto far da sé.

E’ in ritardo di qualche decina d’anni rispetto al bricolage francese, che letteralmente significa raccogliere ed utilizzare anche le briciole, oppure il do-it-yourself, ossia il fatelo voi stessi degli anglosassoni. Ma forse il termine più felice rimane quello tedesco, il selbst, che significa semplicemente “ da sè ”, sottintendendo il verbo fare.

La faccenda delle denominazioni nuove, dei neologismi, è spesso delicata, per evitare espressioni brutte o volgari, o semplicemente antipatiche ed impositive. Questo problema tocca adesso agli uomini che amano far da sé. Bisogna definire ufficialmente questa attività. Qui in redazione la faccenda del neologismo è stata dibattuta per circa un anno. E dopo un anno di discussioni la risposta definitiva è: far da sé. Il far da sé è semplicemente un principio, una regola, ma non un principio astratto: fare per il piacere di creare, piuttosto che semplicemente acquistare o dipendere dagli altri. Il far da sé significa attrezzarsi per essere sempre più autosufficienti, riscoprire le nostre abilità di progettisti e di realizzatori.

Valorizzare il nostro impegno. Essere liberi, indipendenti, creare cose a misura d’uomo, a nostra misura, a nostro piacere, a nostro gusto e preferenza. Non dipendere dalla moda o dai gusti degli altri, che sono quasi sempre gusti interessati di chi desidera sfruttare i nostri entusiasmi.

Ma bisogna crederci. E noi nel far da sé ci crediamo, al punto di farne la nostra bandiera, la nostra testata. Guardiamoci un attimo indietro: la prima rivista per il far da sé è nata in Italia nel lontano 1926 o giù di lì. Si chiamava Sistema I, giornale degli Ingegnosi. Poi, nel dopoguerra, fu la volta di Sistema A.

Due riviste che non tutti ricordano, perché furono spazzate via dall’ondata del consumismo, che imponeva di vergognarsi di far da sé. Ma dopo l’onda, viene la risacca, E il consumismo si ridimensiona. Viva il far da sé.

(agosto 1976)

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