Dalla redazione

Passiva, ma positiva

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Tratto da “Far da sé n.484 – Giugno 2018″

Autore: Nicla de Carolis

Siamo abituati a vedere nascere polemiche su molti aspetti connessi alla transizione energetica verso le rinnovabili (pale eoliche, pannelli fotovoltaici ecc) ma finora, sul fatto che l’isolamento termico delle case fosse indiscutibilmente utile, tutti sembravano d’accordo. L’architetto tedesco Konrad Fischer invece sostiene che isolare termicamente le case sia dannoso, costoso, pericoloso per la salute e non porti alcun vantaggio economico.

Le obiezioni dell’architetto sono che l’isolamento “non fa più respirare i muri” creando quindi formazione di condensa e muffe interne, che i cappotti termici durano poco e richiedono continua manutenzione e che l’isolante esterno impedisce al sole di scaldare i muri, eliminando questo apporto in grado di ridurre le spese di riscaldamento. è giusto prendere in considerazione tutte le critiche, soprattutto quando si parla di soluzioni che non hanno ancora un percorso così lungo ma, al di là del fatto che quanto dice l’architetto è categoricamente smentito scientificamente, ci sentiamo anche noi di farlo, sulla base di esperienza diretta. Sette anni fa abbiamo fatto realizzare un cappotto a una villetta molto malandata (in classe energetica N.C., non classificata…); da allora la facciata è rimasta perfetta come il primo giorno, nella casa non vi è traccia di muffa, c’è un bel fresco d’estate, senza bisogno di condizionatori e d’inverno l’ambiente si scalda “con un cerino”, come diciamo, orgogliosi dei risultati procurati da questo intervento di coibentazione.

Dal dopoguerra in avanti si sono costruite case con pareti sottili, inadeguate ad opporre la necessaria resistenza a caldo e freddo, ci si è dimenticati della massa termica, che smorza le variazioni di temperatura, cosa che avveniva in tutte le case antiche con murature di notevole spessore. Si pensava di ovviare al problema semplicemente con l’uso smodato di combustibili fossili ed elettricità, senza tenere conto che, per quanto si scaldi o si raffreddi abbondantemente, oltre a dover sostenere costi altissimi, un locale con pareti, pavimenti e soffitti freddi non avrà mai una temperatura confortevole. Adesso, obbligati a ripensare all’utilizzo delle energie, si cerca di porre rimedio al problema che affligge una percentuale importante delle nostre costruzioni utilizzando tutta una serie di materiali innovativiti che, installati, abbiano letteralmente la finalità del cappotto.

Dopo un po’ di anni che se ne parla sembra che ancora non tutti abbiano preso coscienza di questa fondamentale considerazione: per consumare meno energia, prima di passare a soluzioni tecnologiche sofisticate (pannelli fotovoltaici, gestione della casa con la domotica ecc) bisogna ridurre le dispersioni e gli sprechi, altrimenti è come avere una falla nello scafo e pretendere di restare a galla semplicemente facendo girare al massimo i motori. In questo numero abbiamo dedicato un bel servizio al cappotto esterno degli edifici, uno degli interventi più utili, insieme alla sostituzione degli infissi e all’isolamento delle solette e del tetto, per una trasformazione della casa da divoratrice di energia a casa passiva, aggettivo, in questo caso, estremamente positivo.

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