Bagno fai da te

Colonna lavabo fai da te in plexiglas

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Corrediamo il lavabo vecchio stile di una colonna colorata in plexiglas che regge alcune mensoline portaoggetti

Il lavabo sospeso del bagno di servizio ci ha stancato con la sua aria troppo spartana e vogliamo coprire il sifone e lo scarico con una colonna lavabo fai da te? Un foglio di plexiglas (si scrive con una s non con due) colorato spesso 3 mm, due scarti rettangolari di plexiglas bianco, due listelli di legno, una tavola, due piattine di alluminio e due mensoline di bilaminato ci consentono di modernizzarlo in modo deciso. Lo strumento chiave per la realizzazione della colonna lavabo fai da te è la termopistola che con il suo soffio di aria molto calda ci permette di curvare i fogli di plexiglas.

Misurata l’altezza della parte da rivestire si taglia il plexiglas colorato per ottenere tre pezzi in modo che, messi uno sull’altro e inframmezzati dalle mensole, coprano esattamente la misura. Nel nostro caso il pezzo in basso risulta alto 270, quello di mezzo 100, quello di sopra 280 mm. Come sostegno posteriore del rivestimento e come ausilio nelle operazioni di curvatura prepariamo una struttura di legno fissando due listelli di sezione 20×20 mm a una tavola.

I listelli devono essere alti quanto l’intero rivestimento, mentre la tavola deve essere più bassa per la presenza a parete dei tubi dell’acqua e dello scarico del lavabo. Due piani in laminato, a cui abbiamo rivestito con bordino preincollato i fianchi grezzi, si inseriscono fra i fogli di plexiglas. La parte anteriore, curva, va completata chiudendo da tergo la fessura rimasta con due rettangoli di plexiglas bianco, anche questi curvati alla bisogna.

Colonna lavabo fai da te

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  1. Tracciamo sul pannello di plexiglas le linee lungo le quali vanno praticati i tagli. Se non abbiamo una sega circolare con lama adatta alla plastica, possiamo tagliare il plexiglas col cutter passandolo più volte sulle tracce aiutati da una riga metallica.
  2. Il plexiglas, fissato con morsetti su un lato della struttura posteriore, va curvato con attenzione e gradualità scaldandolo con la termopistola passata ripetutamente lungo la linea mediana, sino a che l’estremità libera raggiunge l’altro lato della struttura, cui lo blocchiamo sempre con morsetti per completare e regolarizzare del tutto la piega.
  3. I fogli piegati vanno fissati definitivamente ai lati della struttura posteriore con viti, dopo aver preforato il plexiglas. Sopra la giunzione si applica una piattina di alluminio, con alcune viti, che completa e abbellisce l’intera costruzione.
  4. I piccoli piani intermedi vanno tagliati da un pannello di bilaminato spesso 18 mm e rifiniti lungo le linee di taglio impiallacciando con bordino termoadesivo fatto aderire alla parte grezza con il calore di un ferro da stiro.

Tutte le lavorazioni del plexiglas

La sostanza chimica chiamata PMMA (polimetilmetacrilato) è assai più nota con i nomi commerciali di Plexiglas, Perspex, Lucite, Vitroflex, Limacryl e Resartglass, tanto per citarne qualcuno. Si tratta di un materiale plastico estremamente trasparente (più del vetro stesso) infrangibile e anche biocompatibile, tanto che viene adoperato nella tecnica protesica, come ad esempio per le lenti intraoculari, la ricostruzione ossea e le otturazioni dentarie. è disponibile in lastre di vario spessore e anche in tubi.

Spesse lastre satinate diventano le ante di un armadio, i pannelli di una ringhiera o di un paravento, la chiusura di una nicchia o di uno sgabuzzino. Una lastra con i bordi lucidi può diventare un elegante vassoio con la semplice applicazione delle maniglie e di due angolari in alluminio. Ma con il plexiglas si possono costruire lampade da giardino, fioriere, portafoto, contenitori e tanti altri oggetti, visto che il materiale si lascia lavorare con grande docilità, anche se con qualche precauzione.

L’unica caratteristica negativa del plexiglas è rappresentata dalla superficie sensibile ai graffi e alle abrasioni, tanto che le lastre vengono rivestite con fogli protettivi autoadesivi per preservarne la lucentezza. Questa protezione della lastra va rimossa solo a lavoro ultimato, escluse le eventuali piegature a caldo, per le quali la pellicola protettiva va tolta preventivamente.

Gli utensili idonei per lavorare il plexiglas

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Il plexiglas può essere facilmente lavorato con gli utensili usati per il legno o il metallo e curvato a caldo con un semplice phon, dato che si rammollisce oltre i 100 °C. Quando viene sottoposto a urti violenti o a repentini sbalzi di temperatura tende a scheggiarsi. Durante i tagli è necessario quindi utilizzare lame taglienti che non mettano in vibrazione il pezzo.

  1. Abrasivi in pasta e polish, da usare a mano o con la cuffia d’agnello, servono per lucidare le superfici rifinite a raschietto, ma ancora opache.
  2. La pistola ad aria calda raggiunge le temperature necessarie a rammollire il plexiglas fino a permetterne la piegatura.
  3. Raspe, lime, tele abrasive e un raschietto affilato, utilizzati in questo ordine, eliminano tutti i segni del taglio preparando la superficie per la lucidatura finale.
  4. Una sega da banco attrezzata con una lama al widia a dentatura fine permette di tagliare il plexiglas in modo preciso.
  5. Incollature solidissime con gli adesivi acrilici. Il nastro adesivo serve per preservare dallo sporco le parti adiacenti all’unione.

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  1. La sega a pettine ha la dentatura abbastanza fine per tagliare rapidamente il plexiglas senza scheggiarlo. Bisogna avanzare con mano leggera per evitare che lo spigolo di uscita venga strappato dai denti della lama. Per migliorare la qualità del taglio si può utilizzare una coppia di tavolette strette esattamente lungo la linea di taglio da un paio di morsetti, in modo da avere un riferimento certo durante l’avanzamento.
  2. Il taglio lungo una linea curva si può eseguire con lame sottili, sia a mano sia con il seghetto alternativo. In questo caso si adoperano apposite lame per materiali plastici o quelle per metalli a dentatura fine. Le forti vibrazioni impresse dal movimento dell’utensile possono rompere le lastre, quindi è necessario fissare il pezzo con morsetti o tasselli di legno.
  3. La fresatura può servire sia a modellare e profilare, sia a eliminare gli eccessi di adesivo solidificato. Il plexiglas si lavora come il legno e bisogna avere l’accortezza di avanzare con passate leggere, procedendo in modo lento, ma costante, senza fermarsi a lama in movimento pena la “bruciatura” della superficie. La lavorazione ad alte velocità sovente produce un forte odore di acrilato, per cui è consigliabile operare in luoghi aperti o ben ventilati.
  4.  Un foro ne
    l plexiglas rimane in vista anche nel punto più profondo. Per ottenere superfici levigate è necessario affilare accuratamente la punta elicoidale con una particolare attenzione alla lunghezza dei taglienti, che deve essere identica per evitare solchi spiralati, e agli angoli di spoglia, inferiori a quelli per i metalli per evitare che la punta affondi troppo velocemente nella plastica strappando le pareti dei fori. La realizzazione di pezzi in plexiglas di spessore sottile viene semplificata dalla perforazione simultanea di più lastre sovrapposte. L’avanzamento della punta deve essere regolare e lento: è preferibile usare un trapano a colonna.
  5. Per aprire un grande foro in una lastra di plexiglas di grosso spessore è necessaria una sega a tazza a profilo continuo, preferibile a quelle con la lama intercambiabile interrotta. L’asportazione del truciolo mano a mano che si affonda nel materiale diventa più difficoltosa: è opportuno raffreddare con acqua per evitare di raggiungere il punto di fusione, attorno ai 150 °C, e causare il grippaggio dell’utensile.
  6. La superficie del plexiglas dopo il taglio risulta opaca e rigata. Per renderla di nuovo lucida e trasparente bisogna utilizzare tele abrasive sempre più fini per poi terminare il lavoro con una politrice, una spazzola formata da numerosi dischi di tela cuciti insieme. Sulla superficie della spazzola viene stesa una piccola quantità di abrasivo in pasta che elimina in modo rapido i sottili solchi lasciati dalle tele. Si può ottenere una lucidatura perfetta con abrasivi liquidi da passare con l’aiuto di uno straccio pulito.
  7. Lo spigolo è la parte meno regolare delle lastre e può risultare scheggiato dal taglio. Particelle taglienti si eliminano con un raschietto provvisto di intagli dai bordi affilati. Con il lato liscio si regolarizza la parte centrale della lastra e si eliminano i sobbalzi che renderebbero irregolare l’azione dell’altro lato della lama. Passando sul bordo della lastra la parte a V del raschietto si asportano simmetricamente le sbavature su entrambi gli spigoli. Con più passate si ottiene uno smusso profondo utile a rendere più sicuro il bordo. Con la tela abrasiva si riescono a ottenere spigoli arrotondati.
  8. Il plexiglas rammollisce se portato a temperature oltre i 100 °C. È quindi sufficiente un potente asciugacapelli o una pistola ad aria calda per modificare la forma della lastra: bisogna usare con cautela queste ultime dato che il polimero bolle a 200 °C e si rischia di rovinare la trasparenza del pezzo. Con l’aiuto di un oggetto dalla forma regolare, come un tondo di legno levigato, si piega il foglio riscaldato mantenendolo in posizione fino a che non si sia raffreddato.

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