Dalla redazione

Serve filosofare sull’abitare contemporaneo?

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Tratto da “Rifare Casa n.57 – Maggio/Giugno 2018″

Autore: Nicla de Carolis

999 domande sull’abitare contemporaneo, questo il titolo di una mostra, recentemente conclusasi alla Triennale di Milano, che ci era sembrata particolarmente interessante. “Non è una rassegna sulla casa del futuro neppure un’esposizione di soluzioni abitative o di arredamento, ma è una grande indagine sul nuovo concetto di casa, di abitare, di senso di dimora nell’era tra mondo fisico e mondo digitale… Questa mostra affronta il tema della casa come nebulosa che pulsa ininterrottamente come mescolanza di radici culturali, antropologiche e di costume…”, queste le parole del curatore della mostra Stefano Mirti… sic.

La mostra si apriva con un’installazione: una stanza luminosa con un grande telaio di corde nere e bianche che dovevano invitare alla riflessione, la camera dell’anima. C’era poi una proposta per rendere più facili i rapporti in una casa, ma anche nelle città, puntando su un solo elemento: la scala, intesa come ponte tra spazi e persone. E tanti altri “spunti da capire e interpretare” liberamente. Ma accanto a queste opportunità per riflessioni filosofiche, forse un po’ troppo difficili e lontane dalle vere domande che si pone chi vuole realizzare al meglio la casa in cui vive, quindi sull’abitare contemporaneo, abbiamo trovato poche risposte, soltanto tre che vale la pena di citare nel nostro contesto, molto concreto e pragmatico.

Come risolvere il problema della luce naturale che in casa spesso scarseggia quando il sole non c’è? La scienza ci viene in aiuto con i pannelli Coelux (grandiosa invenzione di cui abbiamo gia parlato più volte su Rifare Casa) che illuminano l’ambiente con la naturalezza della luce solare trasmettendo benesse su chi lo prova. Con quale criterio sono distribuiti gli spazi in casa? Un laboratorio della mostra ha elaborato il dato che oggi gli ambienti sono mal ripartiti, le stanze più ampie sono le meno abitate, quindi bisogna rivedere il tutto e destinare gli spazi più grandi agli ambienti dove si trascorre più tempo.

E poi per migliorare una casa bisogna curarsi dell’acustica e non solo dell’isolamento contro rumori provenienti dai vicini e dall’esterno, ma anche del riverbero, il fenomeno che fa restare il suono sospeso nell’ambiente; in un soggiorno dove si verifica ciò si fa fatica a comprendere l’audio di una tv o capire le parole di una persona che parla a qualche metro. Anche qui l’innovazione ha messo a punto pannelli in poliestere che interagiscono con l’aria circostante e si comportano come spugne sonore assorbendo le frequenze fastidiose (anche questo argomento è già stato trattato su Rifare Casa).

Partendo da 999, sembrano un po’ poche le risposte alle reali domande dell’abitare contemporaneo: facciamo fatica a pensare che possano essere d’aiuto indicazioni come la reinterpretazione, fatta nell’ambito della manifestazione, dei Lari, figure degli spiriti dei defunti tenuti in casa come protezione, statuette di terracotta o piccoli robottini creati con nuovi materiali… Ma non siamo stati i soli a non comprendere a pieno il senso della rassegna, basta guardare questo esilarante video e le facce spaesate degli intervistati che non sapevano cosa dire per definire e spiegare la mostra.

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