Pensiero far da sé

Circolo virtuoso e lungimiranza Far da sé

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Tratto da “Far da sé n.511 – Dicembre 2020-Gennaio 2021″

Autore: Nicla de Carolis

Forse qualcuno di voi lo ricorderà, già nel 1988 la nostra casa editrice aveva pubblicato Usi intelligenti dei motori di recupero, un manuale che ha riscosso grande successo, oggi addirittura diventato una pubblicazione di culto in vendita su Ebay a 79,00 euro. Chi abbraccia e si appassiona al far da sé, hobby/stile di vita, imparando con il tempo nozioni pratiche e teoriche non solo sul come si fa ma anche sul come è fatto, arriva naturalmente a cercare di riparare ciò che è rotto o a recuperarne i pezzi utilizzandoli per qualcos’altro. Guardate il servizio di pag. 24 dove è documentata passo passo la riparazione dell’indistruttibile e giustamente costoso aspirapolvere Folletto, elettrodomestico che, soprattutto in passato, era fatto per durare, principio totalmente in antitesi alla regola dell’obsolescenza programmata voluta dall’economia dei consumi, regola senza la quale il ciclo della produzione non marcerebbe alla velocità desiderata.
Sembra però ci sia qualche ripensamento circa questa modalità di produzione/consumo, dettato dall’evidenza che le risorse nei Paesi del mondo industrializzato sono sovrasfruttate. L’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile entro il 2030, appunto, il documento/impegno sottoscritto dai principali Paesi, vuole tra i suoi 17 obiettivi “garantire modelli sostenibili di produzione e consumo” passando da un’economia lineare (materie prime, produzione, distribuzione, consumo, rifiuti) all’economia circolare: un modello questo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti. “In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo” così recita la spiegazione che ne dà il sito del Parlamento Europeo.
La notizia recente è che per andare in questa direzione le aziende potrebbero ristrutturare i processi produttivi approvvigionandosi solo con materiali usati, dicendo così fine ai rifiuti; inoltre gli elettrodomestici rimarrebbero di proprietà delle aziende costruttrici e noi utilizzatori ne pagheremmo solo l’affitto; questo consentirebbe di produrre con materiali di gran lunga migliori prolungando la vita dell’elettromestico che verrebbe comunque alla fine riutilizzato per crearne altri.
In questo circolo virtuoso la lavatrice sarebbe quindi “eterna”… meraviglioso!
Ma i far da sé a questo circolo virtuoso, nel loro piccolo, sono arrivati prima, già in tempi non sospetti, convinti della bontà della loro scelta di riparare e recuperare non si sono curati di chi li prendeva in giro dicendo: “… ma non facevi prima a comprarlo nuovo?”.

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