Pensiero far da sé

La rivincita del bidet

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Tratto da “Rifare Casa n.68 – Marzo/Aprile 2020″

Autore: Nicla de Carolis

Complice l’obiettivo di adottare pratiche che rendano i nostri consumi più sostenibili, negli Stati Uniti cresce la richiesta del bidet, il sanitario, indispensabile per noi nati in Italia e guardato con diffidenza dalla maggioranza degli altri Paesi al mondo perché, in passato, usato nei bordelli. La sostenibilità in questo caso è chiamata in causa perché un americano consuma mediamente almeno 57 strappi al giorno, 40 rotoli di carta igienica all’anno, numero che, con l’uso del bidet, verrebbe drasticamente ridotto, almeno del 75%. Eppure per la maggior parte degli americani questo sanitario è un oggetto sconosciuto tanto che Shannon Lerda, insieme ad altri, ha fondato il sito TheBidetExperts.com ricordando ancora che al suo primo viaggio in Italia, non sapendo cosa fosse, lo utilizzò per fare il bucato ma, quando ne provò il giusto utilizzo, fu vero amore.

Questa la sintesi della comunicazione molto pragmatica, tipicamente americana, con cui esordisce il sito enunciando vantaggi e svantaggi del nobile sanitario: “migliore igiene, terapeutico per le emorroidi e altre condizioni, più facile da usare per le persone disabili; in un primo tempo il suo uso può mettere a disagio, non c’è spazio in bagno, costa installarlo”. E poi continua con un passo passo dove spiega che ci si può sedere “come se fossi su un water” oppure “come se fossi a cavallo” in maniera più comoda per regolare il flusso e la temperatura dell’acqua e altri dettagli, suggerendo, per ulteriori spiegazioni, di andare al sito www.bidet.org/pages/how-to-use-a-bidet corredato di disegni e didascalie esaurienti. Sono riportate le testimonianze di alcuni che lo hanno provato per la prima volta “… è una cosa geniale, perché non è dappertutto?…” Per noi il concetto è ben radicato e la domanda è la stessa ogni volta che andiamo fuori dall’Italia.

I Paesi nel mondo dove è diffuso il bidet oltre all’italia sono Portogallo, Spagna, Grecia e America latina; in Giappone si usa il washlet, che unisce le funzioni del water e del bidet ed è presente nel 60% delle abitazioni; questo sanitario più tecnologico, che in alcuni casi, opportunamente collegato anche alla rete elettrica e al WIFI, fa cose sorprendenti, inizia a diffondersi anche da noi.

Tornando al bidet come noi lo intendiamo, negli Stati Uniti è ancora poco diffuso ma il dato è che dal 2010 in poi le vendite sono aumentate almeno del 10% ogni anno e nel 2016 se ne sono venduti il 30% più dell’anno precedente; anche gli americani, in particolare i Millennials, per i quali averlo è diventato trendy, ne cominciano a comprendere l’utilità sia da un punto di vista igienico che ambientale.

Troviamo il primo vero e proprio bidet nel 1700 in Francia nell’abitazione di madame De Prie, moglie del Primo Ministro francese, descritta dalle cronache di allora“a cavalcioni di uno strano sgabello a forma di violino”; ma dalla Francia il bidet fu spazzato via dalla rivoluzione come uno dei tanti simboli che ricordavano gli intollerabili lussi dell’aristocrazia, per rimanere, da allora, ancora oggi assai poco diffuso. Il primo bidet della storia d’Italia fu quello inserito nel bagno della Reggia di Caserta dalla Regina di Napoli, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, la prima ad andare serenamente oltre a tutti i pregiudizi sulla questione.

Oggi il bidet, la cui presenza nei bagni è obbligatoria per legge, come vedrete nel dossier da pagina 20, è per noi un sanitario irrinunciabile tanto che Checco Zalone, attore dall’umorismo irresistibile, per descrivere il suo stato d’animo a Parigi, a causa della sua assenza, ha addirittura scritto la canzone “La nostalgie du bidet”.

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