Caminetti

Termocamini, i caminetti con diffusione di calore

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Mentre un caminetto classico riscalda l’ambiente per irraggiamento, ci sono termocamini, focolari a recupero di calore, che possono essere utilizzati anche come centrale termica per riscaldare la casa: nelle zone a clima tendenzialmente mite sono in grado di sostituire un impianto di riscaldamento tradizionale, nelle zone più fredde si può comunque ridurre il consumo di altri combustibili.
Nei caminetti ad aria il calore viene immesso nei locali attraverso le bocchette di un sistema a ventilazione forzata.
Bisogna che il focolare sia collegato ad un distributore di aria calda installato in prossimità della cappa, provvisto di un termostato tarato a 40 °C.
Il focolare dispone di un ventilatore nella parte bassa che aspira l’aria dall’ambiente mescolandola con quella in arrivo dall’esterno; questa entra nel monoblocco e risale nell’intercapedine riscaldandosi sulle pareti del focolare per essere poi ceduta ai locali attraverso le canalizzazioni.
Al raggiungimento della temperatura impostata viene attivato il distributore che, attraverso condotti isolati, spinge l’aria calda nei vari locali; la temperatura di tutta la casa viene uniformata e si evita il surriscaldamento del locale nel quale si trova il caminetto.

SUBITO CALDO

Alcuni modelli dispongono di umidificatore: si evitano così sensazioni di gola secca e situazioni che possono recare danno a persone che soffrono di allergie: non dimentichiamo che i flussi d’aria contribuiscono al sollevamento della polvere presente nell’ambiente. Inoltre, è possibile alimentare uno speciale boiler per disporre di acqua calda sanitaria, il quale durante il periodo estivo può funzionare per mezzo di una serpentina elettrica.

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1 Commento

  1. Salve, ho ereditato da mio padre una villa in costruzione in campagna.Vorrei realizzare un impianto di riscaldamento e avere acqua calda sanitaria con energia alternative in quanto la mia zona non è servita da gas metano.Qual ‘ è la soluzione migliore e più economica? Grazie.

     
    1. Buongiorno Marco,

      Difficile stabilirlo a priori: dipende molto dai volumi da riscaldare, dal livello di isolamento termico della costruzione e dallo stato di avanzamento dei lavori, dal clima della zona e da quello che si intende per “economico”. L’economia, in questi casi, va stimata considerando più le spese per la conduzione dell’impianto negli anni che non i costi per la sua realizzazione: spesso il maggior costo iniziale si ammortizza in poco tempo e si risparmia per molti anni.
      Detto questo, i sistemi che le possiamo prospettare sono diversi.
      GPL: interrare un bombolone da rifornire periodicamente, installare una caldaia e radiatori adeguati per numero ed elementi. Esistono anche sistemi a battiscopa che distribuiscono meglio il calore nell’ambiente e non occupano spazio a parete, lasciando libera la disposizione dei mobili.
      Impianto canalizzato a pellet o legna: l’aria calda può essere convogliata nelle stanze fino a 16 metri di distanza dalla centrale termica.
      Riscaldamento elettrico: a battiscopa o con termosifoni che basta collegare a una presa di corrente, sistema valido se si tratta di una seconda casa da riscaldare solo occasionalmente, oppure con l’autoproduzione di energia elettrica tramite pannelli fotovoltaici. Non serve installare una caldaia, quindi oltre a evitare una spesa immediata non ci sono apparecchiature da far controllare periodicamente da personale qualificato.
      Riscaldamento a pavimento: per fare un bel lavoro va abbinato a una pompa di calore e questa, a sua volta, andrebbe alimentata da un impianto fotovoltaico. Dipende quanto si vuole spendere, facendo i conti anche con gli incentivi statali
      Pompa di calore e termosifoni: sono da poco in commercio apparecchiature che possono funzionare anche con i radiatori, non solo con sistemi a bassa temperatura, sfruttando il recupero del calore contenuto nell’aria o nell’acqua.
      Di tutti questi sistemi può trovare diversi approfondimenti tra le pagine del portale, ma è indispensabile consultare un tecnico qualificato (non un comune idraulico!) che possa analizzare la situazione in base alle variabili citate all’inizio.

       
  2. Bel post meritava ciao

     

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