Maestri di sostenibilità ante litteram: i fardasé

Tratto da “Far da sé n.537 – Giugno/Luglio 2024″

Autore: Nicla de Carolis

Quante volte ho sentito commentare con derisione i progetti vostri e nostri pubblicati sulle pagine di questa rivista in cui si riparano oggetti, utensili, elettrodomestici o si riutilizza materiali di scarto per realizzare qualcosa di nuovo: “… ma non fate prima a buttarlo e comprarne uno nuovo…”. Questo il dictat del consumismo e dell’economia lineare basata sul principio “usa e getta” che prevede esclusivamente l’incremento di una produzione con obsolescenza programmata, progettata per durare un tot di anni ed essere sostituita, quindi di un maggior consumo come obiettivo, oltre quello del profitto, senza curarsi di ciò che avviene dopo il “getta”. Dictat che per tanti anni ha condizionato i modelli culturali delle persone lasciandone tracce nel mondo occidentale anche oggi, epoca in cui non si parla che di sostenibilità: solo pochi sono stati capaci di prenderne le distanze e possiamo dire che i fardasé sono tra questi, da sempre. Alla luce dei danni causati da questa crescita incurante dell’impatto ambientale e del limite delle risorse, tutto sembra, perché a volte è solo a parole, voler marciare nella direzione opposta: l’economia deve modificarsi e diventare circolare, ovvero progettare per “mantenere in vita” i prodotti il più a lungo possibile, ridurre al minimo la produzione di rifiuti e il loro smaltimento in discarica con il riutilizzo/riciclo.

La sostenibilità, una crescita economica rispettosa dell’ambiente necessaria per non andare incontro al collasso dell’ecosistema terrestre, è argomento di qualsiasi dibattito, oggetto di leggi e regolamenti in tutti i settori per amministratori pubblici, aziende e cittadini; se ne parla dagli anni ‘70 ma il processo sembra ancora molto lungo, anche perché gli obiettivi sottoscritti dagli Stati, purtroppo non da quelli che inquinano di più, sono lontani dall’essere raggiunti. Potremo farcela se ognuno farà la sua piccola parte e soprattutto se i giovani, attori di domani, avranno una formazione che metta in luce l’importanza di una produzione e di un consumo coerente con i limiti del pianeta.
Da parte nostra siamo orgogliosi di poter pubblicare le foto di Leonardo Telesca che ha riparato uno stendino per la biancheria (per i più sarebbe finito in discarica), operazione emblematica della sana mentalità dei fardasé, visto che l’oggetto comprato nuovo costa davvero poco. Ma non è un’eccezione, solo in questo numero ci sono Paolo Laino che ha costruito una scala da esterno con sezioni di tubi di puntelli a croce inutilizzati e anche Giovanni Pasqualotto con un ingegnoso tavolo da disegno/gioco per la nipotina, realizzato con pezzi di nobilitato avanzati e gambe di un lettino fuori uso.
Sono solo tre esempi, ne potremmo portare a migliaia, per “certificare” a pieno titolo:
fardasé =sostenibilità… e non certo dell’ultim’ora!

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