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Parapetto fai da te | Guida alla costruzione detagliata

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parapetto
 

La sostituzione di alcune tavole che chiudono frontalmente il parapetto della balconata, degradate dal tempo e dall’incuria, richiede l’integrazione estetica con quelle recuperate che hanno la faccia rivolta all’esterno ad andamento curvo

Finché il legno è albero non ha bisogno di nessuna cura, resiste alle condizioni ambientali più avverse (naturali o indotte dall’uomo); quando viene rimosso dal suo ambiente per essere trasformato in materiale lavorabile, rimane comunque “vivo”, ma se viene esposto agli agenti atmosferici senza un pretrattamento con prodotti idonei e periodicamente sottoposto a manutenzione, perde rapidamente il suo fascino e si degrada fino a diventare inservibile. Questa baita, in fase di ristrutturazione dopo un periodo di abbandono, presenta alcune delle finiture esterne di legno irrecuperabili: tra queste una parte del parapetto a protezione dell’ampio balcone, quella esposta alle condizioni peggiori per l’orientamento della casa.

Fortunatamente è possibile recuperare il parapetto con lunghe tavole che chiudono la parte frontale, estesa per tutta la facciata, delle quali solo le estremità si presentano con parti mancanti e spaccature che causerebbero in breve danni maggiori.

Ma quelle della chiusura laterale e del raccordo posteriore con la muratura devono essere rifatte ex novo, utilizzando spesse tavole di legno da sagomare per uniformarle esteticamente a quelle esistenti. Si parte da tavole di legno di sezione leggermente superiore a quelle in opera, per avere un margine che ne consenta la piallatura preliminare in modo da ottenere facce regolari. La stondatura frontale si ottiene con l’utilizzo in successione di sega circolare da banco, piallatrice e levigatrice, senza pretendere un’eccessiva regolarità delle superfici per conservare l’aspetto rustico del legno. Il fissaggio ai montanti è affidato a coppie di lunghe viti zincate che attraversano le tavole, preforate, per andare a far presa nei montanti, meglio se preventivamente spalmate di grasso.

Parapetto fai da te

  1. Le lunghe tavole frontali del parapetto sono in buono stato, solo due su tre presentano parti mancanti alle estremità: per sistemarle è sufficiente tagliare il pezzo fino al centro del secondo montante e sostituirlo con legno nuovo, curandone la sagomatura e la giunzione con l’esistente
  2. La stondatura sulla faccia esterna dei listoni del parapetto va effettuata sia per motivi estetici e di coerenza con le tavole preservate, sia per favorire lo scivolamento dell’acqua piovana; riducendone lo spessore si offre anche un’esposizione minore alle piogge del bordo superiore.
  3. Per avere una guida certa nell’allineamento, ma anche per lavorare in maggior sicurezza, si provvede a chiudere prima gli spazi dove il parapetto è totalmente mancante, di lato e nella parte posteriore, per poi intervenire con la parziale sostituzione delle tavole frontali.

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  1. Per facilitare la stondatura delle tavole bisogna asportare grossolanamente una porzione di legno dagli spigoli di una faccia per tutta la lunghezza. Bisogna far emergere la lama della circolare molto di più dello spessore della tavola per poi inclinarla a 45°, quindi si regola la distanza della guida parallela in modo da asportare lo spigolo per circa metà spessore.
  2. Il taglio avviene nella direzione delle fibre e su una porzione ridotta di legno, quindi la tavola va guidata con cautela per tutto il tragitto per separare le fibre senza strappi; nella fase finale del taglio, per spingere la tavola ci si sposta di lato e ci si aiuta con il premipezzo, appoggiato sulla porzione integra di spessore che ha già oltrepassato la lama. Con la mano destra si spinge fino in fondo la tavola, meglio se impugnando un robusto listello di scarto. Recuperata la tavola, si taglia l’altro spigolo.
  3. Un altro valido aiuto nell’accentuare la stondatura si ottiene con il pialletto elettrico: fatto passare sugli spigoli risultanti dai tagli precedenti, dopo aver regolato i coltelli su un’asportazione di 1,5 mm a passata, permette di avvicinarsi molto a una stondatura. Il risultato finale lo si ottiene con la levigatrice, per raccordare definitivamente le sfaccettature che ormai sono definite da spigoli appena accentuati, eliminabili con carta abrasiva a grana grossa. Una levigatrice a nastro, dovendo agire sulla lunghezza, è più indicata della classica orbitale, ma bisogna tenere presente che ha una capacità di asportazione maggiore: meglio quindi affidarsi a una grana 120 piuttosto che a una 80.
  4. Con l’aumentare delle dimensioni delle tavole di legno, aumenta anche il rischio che presentino fenditure da chiudere con stucco applicato con una spatola a lama stretta per distribuire solo localmente la pasta. Con un’ulteriore levigatura si ottiene una superficie più regolare, ma soprattutto si riduce la possibilità di infiltrazioni di umidità che potrebbero minare la resistenza e la durata del legno.
  5. Per limitare l’assorbenza si tratta la superficie con una generosa mano di fondo, lasciato asciugare e ripassato con carta vetrata a grana fine per eliminare la granulosità e lisciare il pelo rizzato dall’applicazione del prodotto.6. Si conclude la finitura con due mani di smalto per ottenere una copertura uniforme e una buona protezione alle intemperie.

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